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Di chi è il tuo sito web? Come scoprire chi possiede dominio, hosting e accessi

Dominio, hosting, contenuti e accessi: cosa possiedi davvero del tuo sito, come verificarlo senza litigare con nessuno e cosa fare se e' intestato ad altri.

· di Vittorio Cipriano

La domanda che nessuno fa finché non serve

Capita quasi sempre nello stesso modo. Un titolare decide di cambiare chi gli gestisce il sito — perché il ragazzo che glielo aveva fatto non risponde più, perché l'agenzia ha alzato i prezzi, perché il sito è fermo al 2019. Chiede un preventivo, si mette d'accordo, e a quel punto arriva la domanda tecnica più banale del mondo: il dominio a nome di chi è intestato?

E lì cala il silenzio.

Non perché ci sia stato un imbroglio. Nella grande maggioranza dei casi è andata semplicemente così: chi ha fatto il sito sei anni fa ha comprato il dominio con la sua carta, ha messo tutto su un suo spazio, ha registrato la scheda Google con la sua email, e nessuno — né lui né il cliente — ci ha più pensato. Finché tutto funziona, non è un problema. Diventa un problema nel momento esatto in cui provi a muoverti.

Questo pezzo serve a rispondere a tre domande che in un altro articolo ti avevo lasciato aperte: a nome di chi è intestato il dominio, chi paga lo spazio dove vive il sito, chi ha le password per entrarci. Sono le chiavi della tua presenza online. Vediamo come si controlla di averle, senza litigare con nessuno e senza spendere niente.

"Il mio sito" sono quattro cose diverse, e possono avere quattro padroni diversi

Quando dici "il mio sito" stai in realtà nominando quattro cose separate, che si comprano separatamente e possono essere intestate a persone diverse:

  • Il dominio — l'indirizzo, tuaattività.it. È la cosa più importante di tutte, e costa pochissimo.
  • L'hosting — lo spazio su un server dove il sito vive materialmente.
  • I contenuti e il progetto — testi, foto, la struttura delle pagine.
  • Gli accessi — il pannello per modificare il sito, la scheda Google dell'attività, le caselle email, le statistiche.

Il caso davvero comune non è "è tutto dell'agenzia". È "non lo sa nessuno": pezzi intestati a te, pezzi intestati a un fornitore, pezzi intestati a un collaboratore che non lavora più lì. Va guardato un pezzo per volta.

Il dominio: è la chiave di casa, e si controlla in tre modi

Sul dominio esistono tre ruoli che si confondono continuamente: chi ne è intestatario (il titolare, quello che conta), chi l'ha pagato, e chi lo gestisce tecnicamente. Possono essere tre soggetti diversi. Ti interessa il primo.

Per scoprirlo, in ordine di affidabilità:

1. La mail di rinnovo. Cerca il nome del tuo dominio nella tua casella di posta, senza filtri di data. Se ogni anno ricevi tu un avviso di rinnovo da un fornitore di domini, è un ottimo segnale — ma attenzione, non è una prova: si può ricevere l'avviso ed essere comunque solo il contatto amministrativo, non il titolare.

2. La domanda diretta, per iscritto. È la via più veloce e la più sottovalutata. Una mail di due righe al fornitore: "a nome di chi risulta intestato il dominio? Mi mandi la ricevuta di registrazione o la schermata del pannello?". È una richiesta normalissima, che un fornitore serio evade in un giorno. Se la risposta tarda settimane o resta vaga, hai comunque ottenuto un'informazione.

3. Il registro pubblico dei domini. Esiste una banca dati pubblica (il cosiddetto whois) dove si può interrogare un dominio e vedere chi lo ha registrato. Funziona, ma con un limite di cui va tenuto conto: per le persone fisiche, e per chi ha attivato le opzioni di riservatezza, i dati anagrafici non vengono mostrati. Per le aziende, spesso la ragione sociale del titolare si legge. Quindi: quando risponde è utile, quando tace non significa niente.

C'è però una domanda che taglia corto su tutta questa ambiguità, ed è quella che conviene fare davvero:

"Se domani volessi spostare il dominio da un altro fornitore, chi deve autorizzarlo?"

Per i domini .it lo spostamento non si fa di nascosto: serve un codice di autorizzazione, che il fornitore attuale consegna al titolare del dominio. Chi ha diritto di ottenere quel codice, di fatto, decide del tuo indirizzo. Se la risposta alla domanda non sei tu, sai già dove sei messo — e lo sai adesso, che va tutto bene, non tra due anni in mezzo a una discussione.

L'hosting: conta meno del dominio, ma quello che c'è dentro conta moltissimo

Se lo spazio è intestato al fornitore, il giorno che lo disattiva il tuo sito sparisce dalla rete. Fa impressione, ma è il problema meno grave della lista: l'hosting è sostituibile. Si prende un altro spazio, ci si sposta il sito, si fa puntare lì il dominio. È un lavoro di mezza giornata.

Quello che non è sostituibile è ciò che c'è dentro, se non ne hai una copia: le pagine, il database, le foto nella loro versione originale, gli anni di articoli o di schede prodotto che hai accumulato.

Quindi, indipendentemente da tutto il resto, c'è una cosa da chiedere oggi: una copia di backup completa del sito. Non perché stai cambiando qualcosa — proprio perché non stai cambiando niente. Costa zero, si fa in pochi minuti, e ti toglie dalla categoria di quelli che possono perdere tutto per un disguido tecnico.

I contenuti: "sono miei" e "ce li ho" sono due cose diverse

I testi che hai scritto o pagato, e le foto che hai commissionato, sono tuoi. Ma essere proprietario di qualcosa che non hai in mano non ti serve a molto quando il rapporto con il fornitore si raffredda.

Due punti che vengono fuori sempre, e sempre tardi:

  • Le foto. Se le immagini del sito sono state acquistate da un'agenzia su una banca immagini, la licenza d'uso può essere intestata all'agenzia e non a te. Vale la pena chiedere quali foto sono tue, quali sono su licenza e a nome di chi.
  • La piattaforma. Se il sito è costruito su un sistema proprietario del fornitore — una piattaforma sua, che affitta ai clienti — quel sito non si sposta: si rifà. Non è una truffa, è un modello di servizio legittimo, e a volte costa anche meno. Ma è un'informazione che cambia completamente il prezzo di un eventuale divorzio, e va saputa prima di firmare, non dopo.

Gli accessi: la parte che tutti dimenticano, e che fa più danni

La scheda Google della tua attività è il caso più delicato. Un account può essere proprietario o amministratore: l'amministratore gestisce, ma il proprietario può rimuoverlo quando vuole. Se il proprietario è il tuo fornitore, le recensioni le hai raccolte tu, una per una, in dieci anni di lavoro — e il controllo ce l'ha lui. Esiste una procedura per richiedere la proprietà a chi la detiene, ma richiede tempo e la collaborazione dell'altra parte. Meglio verificarlo prima.

Le caselle email con il tuo dominio (info@tuaattività.it) vivono attaccate al dominio. Se perdi il dominio non perdi solo l'indirizzo del sito: perdi la posta, compresa quella vecchia. Per molte attività è il danno più grosso in assoluto, e nessuno ci pensa mai.

Le statistiche sono la perdita più sopportabile: se le perdi, riparti da zero con la raccolta dei dati. Fastidioso, non drammatico.

Quattro scenari, quattro mosse

1. È tutto intestato a te e sai dove sono le cose. Fai una cosa sola: scrivi da qualche parte — un foglio, una nota, una cartella — dove stanno le chiavi. La memoria di chi le ha registrate non è un archivio.

2. Il dominio è tuo, il resto è del fornitore. Sei in una buona posizione: hai in mano il pezzo che conta. Chiedi il backup e gli accessi, e mettili al sicuro.

3. Non è intestato niente a te. Non è perduto, ed è più comune di quanto pensi. Ma va sistemato adesso, mentre i rapporti sono buoni e nessuno ha motivo di irrigidirsi. Una richiesta fatta in tempo di pace è una pratica; la stessa richiesta fatta durante un litigio diventa una leva negoziale in mano all'altro.

4. Non lo sa nessuno, o il fornitore non esiste più. È lo scenario peggiore, e ha un orologio. Parti dalla mail di rinnovo: se arriva ancora a te, contatta direttamente il fornitore di domini indicato e spiega la situazione. Il punto critico è la scadenza: un dominio non rinnovato non resta tuo per sempre. Dopo un periodo torna disponibile, e a quel punto può comprarlo chiunque — un concorrente, o chi di mestiere rileva domini scaduti per rivenderli a caro prezzo a chi li ha persi. Se il tuo dominio ha una scadenza vicina e non sai chi lo rinnova, è la cosa più urgente di tutto questo articolo.

Come si chiede senza far nascere un caso

Il tono è tutto, perché nella stragrande maggioranza dei casi dall'altra parte non c'è un malintenzionato: c'è uno che ha fatto le cose di fretta anni fa.

Funziona una mail così: "Sto mettendo in ordine le cose dell'attività. Mi confermi per iscritto a nome di chi sono intestati dominio e hosting, e mi mandi una copia di backup del sito e la lista degli accessi? Grazie."

Tre accorgimenti:

  • per iscritto, perché serve una data e una traccia;
  • senza accuse, perché non ce n'è motivo e perché irrigidire l'interlocutore rallenta tutto;
  • una sola volta, poi si sollecita. Se dopo un secondo tentativo non arriva niente, non hai ancora un problema legale: hai un dato sul fornitore con cui stai lavorando.

Nella maggior parte dei casi la risposta arriva in due giorni, e il sollievo è reciproco.

Cosa scrivere nel prossimo accordo

Quando affidi il sito a qualcuno di nuovo, tre righe nero su bianco bastano a evitare tutta questa faccenda:

  • il dominio è intestato all'attività (ragione sociale e partita IVA), non al fornitore;
  • backup e accessi vengono consegnati su richiesta, senza costi aggiuntivi;
  • se il rapporto finisce, è scritto cosa resta a te e in che forma ti viene consegnato.

Sono richieste che un professionista serio accetta senza battere ciglio, perché è esattamente come lavora già.

Perché conviene farlo adesso, anche se non vuoi cambiare niente

Il motivo non è la sfiducia nel tuo fornitore attuale. È che le cose che ti fanno perdere il sito quasi mai dipendono dalla volontà di qualcuno:

  • l'agenzia chiude, o il tecnico che seguiva tutto cambia città;
  • la carta di credito su cui era impostato il rinnovo automatico scade, e il rinnovo salta in silenzio;
  • il collaboratore che aveva le password se ne va e nessuno gliele ha mai chieste;
  • passano sei anni e nessuno si ricorda più come si era fatto.

La proprietà del sito si verifica quando va tutto bene. Quando va male si verifica troppo tardi, e costa. È anche la voce che non dovrebbe mai far salire un preventivo: dominio, hosting e contenuti intestati a te non sono un extra da pagare, sono il minimo.

Da dove si comincia, in concreto

Nell'ordine, e non serve nessuno per farlo:

1. Cerca il nome del tuo dominio nella tua casella di posta. Guarda se e da chi ricevi gli avvisi di rinnovo, e soprattutto quando scade.

2. Manda la mail con le due domande — a nome di chi è intestato, e chi deve autorizzare uno spostamento.

3. Chiedi il backup, comunque e a prescindere.

4. Scrivi dove sono le chiavi, in un posto che non sia la tua memoria.

Richiedi l'Audit Express gratuito di PCM. Guardiamo il tuo sito com'è adesso — velocità, resa da smartphone, presenza su Google, sicurezza — e ti diciamo con parole semplici cosa conviene fare e cosa no. Una precisazione onesta: l'Audit guarda il sito, non i contratti; la verifica della proprietà la fai tu con le domande qui sopra, e non ti serve pagare nessuno per farla. Ma se da quel controllo esce che il sito va spostato, l'Audit ti dice prima se quello che stai per spostare vale la pena di essere spostato, o se tanto vale rifarlo. È una diagnosi, non un preventivo travestito.

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