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Modulo richiesta preventivo sul sito: come riceverne di più (e di migliori)

Il modulo richiesta preventivo del tuo sito porta poche richieste e vaghe? Quali campi chiedere, dove metterlo e cosa deve succedere dopo l'invio.

· di Vittorio Cipriano

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Il modulo richiesta preventivo è la parte del sito che quasi tutti installano e nessuno guarda più. Sta in fondo alla pagina contatti, ha tre campi — nome, email, messaggio — e produce due richieste vaghe al mese, di cui una è pubblicità.

Poi succede una cosa che sembra la soluzione: metti il pulsante WhatsApp, arrivano più messaggi, e concludi che il modulo era il problema. Non è così. Il modulo e la chat fanno due lavori diversi, e quello del modulo è il lavoro che porta i preventivi scritti — cioè i lavori più grossi, quelli che decidi con calma e con un numero davanti.

Questo pezzo è su come farlo funzionare: cosa chiedere, cosa non chiedere, dove metterlo, e soprattutto cosa deve succedere nei minuti successivi all'invio, che è la parte dove si perdono più clienti di quanti se ne perdano nel modulo stesso.

Cosa fa un modulo che la chat non fa

Se hai già un pulsante WhatsApp attivo, la domanda giusta non è "quale dei due tengo", ma "cosa mi darebbe il modulo che la chat non mi dà". Sono quattro cose concrete.

Ti arriva la richiesta già completa. Su WhatsApp il cliente scrive "buongiorno, quanto verrebbe?" e parte il ping-pong: che modello, quanti metri, quando, dove. Sei o sette messaggi spalmati su mezza giornata, perché lui risponde quando può. Un modulo fatto bene fa quelle domande tutte insieme, nel momento in cui il cliente è motivato: quando ti arriva, hai tutto per rispondere con una cifra.

Resta scritto e ordinato. Le richieste che arrivano in chat si mescolano ai messaggi personali e scorrono via. Quelle del modulo arrivano tutte nello stesso formato, nella stessa casella, e a fine mese puoi contarle. Se ti sei mai chiesto quante richieste hai ricevuto davvero, la risposta ce l'ha il modulo, non la chat.

Non ti obbliga a dare un numero di telefono. Molte attività piccole hanno un solo numero, che è quello personale del titolare. Il modulo è l'unico canale che raccoglie richieste senza che tu debba pubblicare quel numero da nessuna parte.

Funziona per chi non vuole scriverti. Esiste una parte di clienti — più grande di quanto pensi — che non manda un messaggio a uno sconosciuto e non chiama, ma un modulo lo compila volentieri, perché è impersonale e non impegna. Sono spesso quelli che stanno confrontando più preventivi: esattamente il tipo di richiesta che vuoi ricevere.

Quindi non è una scelta. La chat prende le domande veloci, il modulo prende le richieste da preventivare. Tenere solo l'una o solo l'altro significa rinunciare a una parte di clienti.

La regola dei campi: chiedi quello che ti serve per rispondere con un numero

Sul numero di campi girano due consigli opposti, e sono sbagliati tutti e due.

Il primo dice: meno campi possibile, così compilano in più. Vero, compilano in più, ma ti arrivano richieste inutilizzabili — "vorrei un preventivo", punto — e per ognuna devi fare tre domande, aspettare, richiedere, mentre il cliente ha già ricevuto risposta da un altro.

Il secondo dice: chiedi tutto, così screma. Screma davvero, ma screma i clienti buoni insieme a quelli cattivi: davanti a quattordici campi obbligatori la gente chiude la pagina, e chiude soprattutto chi ha fretta.

La regola che funziona sta in mezzo, ed è una sola: chiedi tutto e solo quello che ti serve per rispondere con una cifra, e niente che ti serva "per l'archivio".

Provaci concretamente. Pensa all'ultima richiesta a cui hai risposto con un preventivo vero e chiediti: quali informazioni ho dovuto avere prima di scrivere quel numero? Quelle diventano i campi. Tutto il resto — come ci hai conosciuto, la ragione sociale, l'indirizzo completo, il codice fiscale — lo chiedi dopo, quando il lavoro è confermato, non a uno che ancora non sa se ti sceglierà.

Il risultato cambia da mestiere a mestiere, ed è giusto così. Un serramentista ha bisogno di sapere quante finestre, che misure approssimative, che materiale e a che piano. Un traslocatore ha bisogno di due indirizzi, i piani, la presenza dell'ascensore e quanti vani. Un fabbro ha bisogno di una foto, che vale più di qualsiasi descrizione. Un giardiniere ha bisogno di sapere quanto è grande il terreno e se è manutenzione o un intervento una tantum. Se il tuo modulo è identico a quello di un'altra categoria, non è un modulo: è un modulo di contatto con un titolo diverso.

I cinque errori che rendono il modulo inutile

Il campo "messaggio" lasciato nudo. Una casella vuota grande così mette in difficoltà: il cliente non sa quanto scrivere né cosa. Mettici dentro un esempio di richiesta ben fatta, scritto come lo direbbe lui — "salve, ho una perdita sotto il lavello della cucina, il mobile è già bagnato, abito a Melilli". Quella riga di esempio è la cosa che alza di più la qualità delle richieste, e costa cinque minuti.

Tutti i campi obbligatori. Ogni asterisco è una porta che può sbattere. Obbligatori solo quelli senza cui non puoi rispondere; gli altri li lasci facoltativi e li compila chi vuole.

Chiedere email e telefono entrambi obbligatori. Chiedili entrambi, ma obbliga solo quello su cui risponderai davvero. Se rispondi al telefono, il campo email obbligatorio è un ostacolo inutile; se mandi preventivi scritti, è il contrario.

Nessun modo per allegare una foto. Per tutti i mestieri in cui il problema si vede — riparazioni, ristrutturazioni, infissi, carrozzeria, giardini — la foto sostituisce dieci righe di descrizione sbagliata e ti fa fare un preventivo molto più vicino al vero.

Il test antispam che fa scappare anche i clienti. Se ricevi spam dal modulo la tentazione è mettere uno di quei controlli con le immagini da riconoscere. Sono i più efficaci contro i robot e anche contro i clienti di sessant'anni. Lo spam si può fermare in modi che il cliente non vede nemmeno: chiedilo a chi ti gestisce il sito, è un lavoro di pochi minuti.

Dove va messo (non solo nella pagina contatti)

Il modulo relegato nella pagina contatti presuppone che il cliente, dopo aver letto quello che fai, si ricordi di cercarlo, ci clicchi e ricominci. Molti non lo fanno: chiudono e basta.

Il posto giusto è subito sotto la cosa che ha convinto il cliente. Se hai una pagina dedicata a un servizio — sostituzione infissi, impianti elettrici, tagliando — il modulo va in fondo a quella pagina, non altrove, e possibilmente già impostato su quel servizio, così il cliente non deve riselezionarlo.

Vale anche per la pagina dei lavori fatti: chi ha appena visto le foto di un intervento simile al suo è nel momento più caldo che avrà. Chiedergli in quel punto di aprire il menù e cercare "contatti" è come far uscire dal negozio uno che ha già la carta in mano.

Sul telefono, poi, controlla una cosa banale che fa danni enormi: che i campi siano leggibili senza zoom, che la tastiera che si apre sia quella giusta (numerica per il telefono) e che il pulsante di invio si veda senza scorrere all'infinito. La maggior parte delle persone ti scriverà da lì.

La parte che quasi nessuno cura: cosa succede dopo l'invio

Qui si perdono i clienti che il modulo aveva già preso. Il cliente ha compilato, ha premuto invio, e da quel momento è nel buio: non sa se è arrivato, non sa se qualcuno leggerà, non sa quando avrà risposta. Nel dubbio, continua a cercare — cioè continua a cercare un tuo concorrente.

Tre cose sistemano quasi tutto.

La pagina che compare dopo l'invio deve dire qualcosa di utile. Non "grazie, il tuo messaggio è stato inviato", che è la cosa che dicono tutti e non rassicura nessuno. Deve dire entro quando risponderai, e deve dare un'alternativa immediata per chi ha urgenza: il numero di telefono, o la chat. Se hai già il pulsante WhatsApp, è esattamente qui che va messo anche.

Al cliente deve arrivare una conferma scritta. Una email automatica che gli ripete cosa ha chiesto e come ti chiami. Serve a due cose: gli lascia in mano un riferimento con il tuo nome dentro, e gli conferma che dall'altra parte c'è qualcuno.

A te deve arrivare una notifica che vedi davvero. Un modulo che scarica in una casella aperta una volta a settimana è peggio che non averlo: hai fatto tutto il lavoro per ricevere la richiesta e poi la leggi quando il cliente ha già firmato con un altro. Falla arrivare dove guardi ogni giorno, sul telefono.

E poi la parte che non dipende dal sito: rispondi presto e rispondi con un numero. Chi chiede un preventivo online quasi sempre lo sta chiedendo anche ad altri due o tre. Chi risponde per primo, con una cifra e non con "ci sentiamo per capire meglio", parte molto avanti. Se sai di non poter dare una cifra senza sopralluogo, dillo subito e proponi una data: anche quella è una risposta concreta.

Provalo come se fossi un cliente (e fallo provare a un altro)

Questa è la verifica che scopre il guasto più frequente in assoluto: il modulo rotto da mesi. Il sito è online, la pagina si vede, il pulsante si preme, compare pure il "grazie" — e le richieste non arrivano a nessuno, perché l'indirizzo di destinazione era di un vecchio fornitore, o perché finiscono nella posta indesiderata.

Nessuno se ne accorge, perché il segnale è un'assenza: non ricevi richieste, e pensi che il sito non funzioni o che sia un periodo fiacco.

Il controllo è di dieci minuti, una volta ogni tanto:

  • Compila il modulo dal tuo telefono, come farebbe un cliente, e manda una richiesta finta.
  • Guarda se ti arriva la notifica, e quanto tempo ci mette.
  • Controlla anche la posta indesiderata, non solo la posta in arrivo.
  • Fallo fare a qualcuno che non è in azienda, da una connessione diversa e con la sua email.
  • Verifica che il cliente riceva la conferma, non solo tu.

Se qualcosa non arriva, hai trovato una perdita che magari durava da un anno.

Le cose delicate, dette con franchezza

Un modulo raccoglie dati di persone: nomi, contatti, a volte l'indirizzo di casa, e in qualche caso informazioni che il cliente considera private. Su questo vale la pena essere precisi, senza allarmismi.

Chiedi meno dati che puoi: quello che non raccogli non devi né custodire né spiegare. Il modulo deve avere una spiegazione chiara di chi userà quei dati e per cosa, scritta in italiano comprensibile e non in due paginate di clausole. Chiedi un consenso vero per ricontattare la persona, e tienilo distinto da un eventuale consenso a mandare promozioni: sono due cose diverse e vanno chieste separatamente. Non usare gli indirizzi raccolti con un modulo preventivi per mandare offerte a tutti, perché non è per quello che te li hanno dati.

Un caso a parte sono gli studi medici, dentistici e professionali: lì il campo "descrivi il problema" invita le persone a scrivere cose che è meglio non far viaggiare in un modulo. Meglio un modulo che raccoglie solo il contatto e la disponibilità, e il resto in visita.

Su come regolarti nel tuo caso specifico, sentito il tuo consulente o il tuo Ordine: qui non stiamo dando un parere legale, stiamo dicendo dove guardare.

Come capisci se sta funzionando

Non serve nulla di complicato. Per un paio di mesi tieni tre numeri scritti su un foglio: quante richieste sono arrivate dal modulo, quante di queste erano richieste vere e non pubblicità, e quante sono diventate un lavoro. Segna anche quanto ci hai messo a rispondere.

Quei quattro dati messi insieme ti dicono già dove intervenire: se arrivano poche richieste è un problema di dove sta il modulo o di quanti campi ha; se ne arrivano tante ma vaghe è un problema di cosa chiedi; se ne arrivano di buone ma non si chiudono, guarda i tempi di risposta prima di guardare i prezzi.

In sintesi

Il modulo richiesta preventivo non è un accessorio della pagina contatti: è il canale che ti porta i lavori da preventivare, quelli che valgono di più. Funziona quando chiede esattamente le informazioni che ti servono per rispondere con una cifra, quando sta in fondo alla pagina che ha convinto il cliente e non nascosto in un menù, e quando dopo l'invio sia tu che il cliente sapete che la richiesta è arrivata davvero.

E prima di cambiare qualsiasi cosa, fai il test dei dieci minuti: mandati una richiesta da solo. Capita spesso che il modulo non vada migliorato, ma semplicemente riparato.

Se non sei sicuro di come stia messo il tuo sito su queste cose — moduli che arrivano o non arrivano, velocità, versione mobile, presenza su Google — possiamo dargli un'occhiata noi con l'Audit Express gratuito e dirti cosa non funziona, senza impegno.

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