Sito per pizzeria con ordini d'asporto online: quanto costa e come funziona davvero
Ordini d'asporto direttamente dal sito della tua pizzeria: i 3 livelli possibili, quanto costano davvero e i dettagli che decidono se i clienti li usano.
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Analizza gratisSabato sera, forno a pieno regime. Il telefono suona per la quarta volta in dieci minuti: "Quanto ci vuole per due margherite?". Rispondi, segni l'ordine su un foglietto, torni al banco — e nel frattempo due chiamate le hai perse. Quelle due pizze sono andate a qualcun altro.
Poi c'è l'altra strada: gli ordini arrivano da un'app di delivery, non perdi più chiamate, ma su ogni scontrino c'è una fetta che non è tua.
Esiste una terza via, e non è complicata come sembra: ricevere gli ordini d'asporto direttamente dal tuo sito. In questa guida trovi come funziona davvero, cosa serve perché la gente lo usi, e quanto costa — con cifre indicative, non con formule vaghe.
Il conto vero delle app di delivery
Le app di consegna fanno una cosa bene: ti portano ordini da persone che non ti conoscevano. Per quello valgono i soldi che costano. Il problema è quando diventano l'unico canale.
Sulle piattaforme di delivery la commissione trattenuta su ogni ordine è tipicamente a doppia cifra, di norma più alta sulla consegna a domicilio che sul solo ritiro in negozio. Le condizioni cambiano da piattaforma a piattaforma, cambiano nel tempo e sono spesso negoziate caso per caso: la percentuale vera è scritta nel tuo contratto — quella è l'unica cifra su cui vale la pena fare i conti.
Fai il conto sulla tua pizzeria, non sulla media di nessuno: prendi gli ordini d'asporto di un mese, applica la tua percentuale e guarda la cifra. Quella è la spesa che stai sostenendo per un servizio che, sull'asporto, ti sta portando clienti che spesso ti conoscono già e che cercavano proprio te.
E c'è un secondo costo, meno visibile: dentro l'app il cliente non è tuo. Non hai il suo numero, non sai cosa ordina di solito, non gli puoi far sapere che venerdì hai la scarola. Il rapporto ce l'ha la piattaforma.
Cosa vuol dire "ordini dal sito": tre livelli, non uno
Qui casca il primo malinteso. "Ordini online" non significa per forza costruirsi un'app. Ci sono tre livelli, di complessità e costo molto diversi.
Livello 1 — Menù sempre aggiornato + contatto immediato
Il minimo che funziona: il menù completo con i prezzi, leggibile dal telefono senza ingrandire, il numero cliccabile (un tocco e parte la chiamata) e il pulsante WhatsApp.
Non è un sistema d'ordine, ma risolve la metà dei problemi: chi cerca "pizzeria d'asporto" vede subito cosa fai, quanto costa e ti contatta senza cercare il numero su tre siti diversi. Se oggi non hai nulla, questo è il passo che porta il risultato più grande rispetto alla spesa.
Livello 2 — Modulo d'ordine strutturato
Una pagina dove il cliente compone l'ordine: sceglie le pizze, indica l'ora di ritiro, lascia nome e numero. L'ordine ti arriva su WhatsApp o via email, già scritto, già completo.
È il livello che risolve il vero problema del sabato sera: niente foglietti, niente "aspetti un attimo", niente chiamate perse. Per la maggior parte delle pizzerie d'asporto è il punto di equilibrio giusto tra costo e utilità.
Livello 3 — Carrello con pagamento online
Il cliente sceglie, vede il totale, paga con carta e riceve la conferma. Tu hai l'incasso prima che entri dalla porta e i "non mi sono più presentato" crollano.
Serve davvero se hai volumi alti, se lavori molto su prenotazione o se vuoi gestire fasce orarie con numero chiuso di pizze. Se fai venti asporti a sera, il livello 2 ti basta e ti costa molto meno.
Quanto costa davvero
Cifre indicative per una pizzeria, sul territorio siracusano e catanese:
- Livello 1 — sito con menù, telefono cliccabile e WhatsApp: indicativamente 500-1.200 €. Poche pagine, versione mobile, mappa, orari.
- Livello 2 — sito con modulo d'ordine per l'asporto: indicativamente 1.200-3.000 €, in base a quanto è articolato il menù (impasti, aggiunte, formati) e a come vuoi ricevere gli ordini.
- Livello 3 — carrello con pagamento online: da 3.000 € in su, più le commissioni del sistema di pagamento (una piccola percentuale per transazione, molto lontana da quelle del delivery).
A cui si aggiungono i costi ricorrenti, uguali per tutti i livelli: dominio circa 10-30 € l'anno, hosting circa 50-150 € l'anno per un'attività locale, più la manutenzione (aggiornamenti, sicurezza, backup, piccole modifiche al menù).
Metti questi numeri accanto alla cifra che hai calcolato prima sulle commissioni di un mese. Per molte pizzerie il confronto si chiude da solo.
I 5 dettagli che decidono se lo useranno
Un modulo d'ordine che nessuno usa è soldi buttati. Nella pratica funziona o non funziona per questi cinque motivi.
1. Il menù deve essere il menù di stasera. Prezzi vecchi o pizze non più disponibili bruciano la fiducia al primo ordine. Deve essere aggiornabile da te, in due minuti, dal telefono.
2. Tempi di ritiro veri. "Pronto in 20 minuti" alle 20:30 di sabato è una promessa che non manterrai. Meglio fasce orarie oneste: il cliente perdona l'attesa dichiarata, non il ritardo a sorpresa.
3. Un orario di chiusura ordini. Se il forno chiude all'una, gli ordini si chiudono prima. Senza questo blocco ti arrivano richieste quando stai già lavando il banco.
4. Devi accorgertene. L'ordine che arriva in una casella email che apri il giorno dopo è un cliente perso e una recensione a rischio. Notifica su WhatsApp, suoneria, o stampa: qualcosa che si fa sentire in cucina.
5. Deve funzionare col pollice. Si ordina con una mano, in piedi, con lo schermo sporco di farina. Se per scegliere una pizza servono cinque tocchi e uno zoom, chiudono e chiamano un altro.
Perché il sito da solo non basta (e cosa serve accanto)
Il modulo più bello del mondo non serve se il sabato sera nessuno arriva sulla tua pagina. Chi ha fame adesso fa due cose: cerca su Google "pizza d'asporto" più il nome del paese, oppure apre le mappe.
Quindi, insieme al sito, servono:
- La scheda Google curata: orari giusti (compresi i giorni di chiusura!), telefono, foto delle pizze vere, e il link al sito — perché è da lì che il cliente arriva al tuo menù invece che a quello del concorrente.
- Testi che contengano le parole che la gente digita davvero: "pizza d'asporto a Siracusa", "pizzeria da portare via ad Augusta". Non parole difficili: le parole dei clienti.
- Coerenza tra i canali: se sul sito sei aperto e su Google risulti chiuso, Google vince e tu perdi l'ordine.
Non devi chiudere con le app domani
Questa è la parte onesta: passare da zero a "tutti gli ordini dal mio sito" in una settimana non succede. La strada che funziona è graduale.
Tieni le app per quello che sanno fare — portarti clienti nuovi — e sposta sul tuo sito i clienti che sono già tuoi. Il volantino nella scatola con l'indirizzo del sito, il QR code sul banco e sulla vetrina, la frase detta al telefono ("la prossima volta puoi ordinare dal sito, è più veloce"). Sono i tuoi affezionati: quelli che ordinano tre volte al mese e sui quali la commissione pesa di più.
Mese dopo mese la quota di ordini diretti sale. E quando sale, la fetta che resta a te cresce senza vendere una pizza in più.
Tre errori che vediamo spesso
- Il menù in PDF. Si scarica, si apre di traverso, i prezzi sono illeggibili sul telefono. Il menù deve essere una pagina del sito, non un allegato.
- Il sito fatto e mai più toccato. Prezzi di due anni fa e orari estivi a dicembre: il cliente pensa che tu abbia chiuso.
- Nascondere il telefono. Anche con l'ordine online attivo, il numero cliccabile deve restare bene in vista. Chi vuole chiamare, chiama: non costringerlo a cercare.
Da dove partire
Se hai già un sito, prima di rifarlo conviene capire cosa non funziona in quello che hai: molte volte il problema non è che manca il modulo d'ordine, ma che il sito è lento, non si vede bene da smartphone o non compare su Google quando cercano la pizzeria nel tuo paese. Sono cose che si sistemano con molto meno di un sito nuovo.
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