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Sito web per avvocato: autorevole, a norma di deontologia e che porta nuovi clienti

Sito web per avvocato: autorevole, a norma di deontologia e che porta nuovi clienti Una donna di quarantadue anni sta per separarsi. Non lo ha ancora detto a ne

· di Vittorio Cipriano

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Sito web per avvocato: autorevole, a norma di deontologia e che porta nuovi clienti

Una donna di quarantadue anni sta per separarsi. Non lo ha ancora detto a nessuno, tantomeno in ufficio, e non ha nessuno a cui chiedere il nome di un avvocato senza far sapere perché lo chiede.

Quindi fa quello che facciamo tutti: apre il telefono, la sera, e cerca "avvocato separazione Siracusa". Poi apre tre o quattro risultati e comincia a leggere. Non sta scegliendo un professionista: sta cercando di capire in cosa si sta infilando, quanto le costerà, e se la persona dall'altra parte è qualcuno con cui riuscirà a parlare di una cosa che ancora le fa male dire ad alta voce.

Se in quel momento uno degli studi che apre le spiega, in italiano, come funziona una separazione consensuale, quanto dura, che differenza c'è con la giudiziale e quanto costa un primo appuntamento — quello studio ha già fatto metà del lavoro. Gli altri sono una pagina con scritto "Studio Legale Associato — diritto civile, penale, amministrativo" e un indirizzo email.

Questo è il punto in cui un sito serve davvero a un avvocato. Non per fare pubblicità: per essere trovabile e comprensibile nel momento in cui qualcuno ha un problema che sa di non poter risolvere da solo.

Il cliente non cerca il tuo nome. Cerca il suo problema.

È la differenza che cambia tutto, e quasi tutti i siti di studi legali la sbagliano.

Chi ti conosce già cerca "Studio Legale Rossi Siracusa" e ti trova comunque, anche solo con la scheda Google. Ma chi non ti conosce — cioè il cliente nuovo, quello che stai cercando — non cerca un nome. Cerca:

  • "licenziamento senza giusta causa cosa fare"
  • "quanto costa un avvocato per un incidente stradale"
  • "come funziona la separazione consensuale"
  • "sfratto per morosità tempi"
  • "eredità con un fratello che non firma"
  • "avvocato del lavoro Siracusa"

Sono domande, non nomi. E la persona che le scrive non sta ancora cercando te: sta cercando di capire. Se la risposta che trova è la tua, quando poi deciderà di rivolgersi a qualcuno partirà da chi le ha già spiegato una cosa gratis.

Un sito di uno studio legale che funziona è, prima di tutto, un posto dove quelle domande hanno una risposta scritta in italiano. Non un elenco di materie.

"Ma il codice deontologico me lo vieta"

È l'obiezione numero uno, ed è quella che tiene fermi molti studi. Va chiarita, perché è basata su un ricordo vecchio.

Il divieto assoluto di pubblicità per gli avvocati non esiste più da anni. L'articolo 35 del Codice deontologico forense consente all'avvocato di dare informazioni sulla propria attività professionale — a precise condizioni: l'informazione dev'essere veritiera, corretta, non comparativa, non equivoca, non ingannevole, non suggestiva, e non deve tradursi in accaparramento di clientela.

Tradotto in cose che riguardano un sito:

  • Puoi dire chi sei, dove sei, di cosa ti occupi, che formazione hai, che percorso hai fatto, in quali materie lavori abitualmente.
  • Puoi spiegare come funziona un istituto giuridico, cosa aspettarsi da un procedimento, quali documenti servono, quali sono i tempi tipici.
  • Puoi dire come si prenota un appuntamento e come funziona la prima consulenza.
  • Non puoi promettere o lasciar intendere un risultato ("recuperiamo il tuo credito", "ti facciamo cancellare la multa").
  • Non puoi confrontarti con i colleghi, esplicitamente o per allusione ("il migliore della provincia", "a differenza di altri studi").
  • Non puoi usare toni che sfruttino la paura o l'emotività di chi legge, né promozioni da e-commerce sul prezzo.
  • Sul titolo di specialista c'è una regola precisa: si può indicare solo se conseguito secondo la normativa. Nulla vieta di dire onestamente di quali materie ti occupi in via prevalente — è la parola "specialista" a essere protetta.

Un punto su cui vale la pena essere prudenti sono le recensioni dei clienti: sono uno strumento delicato per un professionista legale, sia sul piano deontologico sia su quello della riservatezza, e non sono la leva su cui costruire il tuo sito. L'autorevolezza di un avvocato si dimostra in un altro modo — tra due paragrafi vediamo quale.

Ultima nota di onestà: la riga esatta la traccia il tuo Ordine, e su un caso di confine la parola che conta è la sua, non quella di un'agenzia. Ma tra "non posso promettere risultati" e "non posso avere un sito" c'è tutto lo spazio in cui lavorano gli studi che oggi ricevono contatti dal web.

Come si dimostra autorevolezza senza vantarsi

Ed è qui che il vincolo deontologico, invece di essere un peso, diventa un vantaggio competitivo — perché costringe a fare l'unica cosa che funziona davvero.

Un avvocato non convince dicendo che è bravo. Convince spiegando bene una cosa difficile.

Quando una persona spaventata legge due pagine in cui le spieghi con chiarezza cosa succede dopo una lettera di licenziamento, quali sono i termini per impugnarlo, cosa serve portare al primo incontro e quali sono gli scenari possibili, arriva da sola alla conclusione che tu quella materia la conosci. Non gliel'hai detto: gliel'hai fatto vedere. Ed è una conclusione a cui crede molto di più, perché se l'è formata lei.

Questo, sul sito, si traduce in pagine concrete:

  • una pagina per ciascuna area in cui lavori davvero, scritta dal punto di vista del problema del cliente ("Licenziamento e vertenze di lavoro") e non del codice ("Diritto del lavoro, art. 18 e ss.");
  • le domande vere che ti fanno al telefono ogni settimana, con la risposta che daresti a voce;
  • il profilo tuo e dei collaboratori: percorso, materie, iscrizione all'Ordine, eventuali pubblicazioni o docenze. Una foto vera, professionale, non un'immagine di repertorio con un martelletto da giudice — che tra l'altro nel nostro ordinamento non si usa nemmeno.

Il giuridichese, sul sito, lavora contro di te. Non perché sia sbagliato — è il tuo linguaggio di lavoro — ma perché chi ti legge non lo parla, e se non capisce chiude la pagina e apre quella dopo.

La trasparenza sui costi è il vero filtro

Il timore che blocca più persone dal chiamare un avvocato non è l'esito della causa: è non sapere quanto costerà. E siccome nessuno lo scrive da nessuna parte, molti preferiscono non chiamare affatto.

Non stiamo parlando di esporre un tariffario — sarebbe fuori luogo e, presentato come promozione, pure fuori regola. Stiamo parlando di dire come funziona: che esiste un primo appuntamento di valutazione, quanto dura, se ha un costo e quale, che al termine ricevi un preventivo scritto prima di dare qualsiasi incarico. Peraltro, un preventivo su richiesta del cliente non è una gentilezza: è un obbligo di legge.

Scriverlo sul sito fa due cose insieme. Rassicura chi era fermo per timore, e filtra chi cercava un consiglio gratuito al telefono. Uno studio legale non ha bisogno di cento contatti: ha bisogno dei tre giusti. Un sito chiaro sui costi ne porta meno e li porta migliori.

Riservatezza: il form di contatto va pensato, non copiato

Su un sito di avvocato il modulo di contatto non è un dettaglio tecnico.

La persona che scrive è tentata di raccontarti tutto il caso dentro un campo di testo: nomi, date, la vicenda familiare, a volte documenti. Quel messaggio viaggia via email e finisce su una casella. Prima ancora del GDPR — informativa presente e leggibile, base giuridica, tempi di conservazione, e un fornitore serio dietro alla posta — c'è una questione di riservatezza che riguarda te.

La soluzione pratica è semplice e la usano gli studi più attenti: il form chiede il minimo indispensabile (nome, contatto, materia, una riga sul tipo di problema) e dice esplicitamente di non inserire dettagli riservati o documenti, perché quelli si vedono in studio o su un canale protetto. È una riga di testo. Comunica professionalità meglio di qualsiasi frase su "massima riservatezza garantita".

E vale la pena ricordare che se il tuo studio ha un sito con un form, l'informativa privacy e il registro dei trattamenti non sono adempimenti opzionali: sei un titolare del trattamento come tutti gli altri, e i tuoi dati sono più delicati della media.

Due cose senza le quali il resto non conta

Il sito deve essere veloce e leggersi bene dal telefono. Le ricerche di cui parlavamo — licenziamento, separazione, sfratto — si fanno la sera, dal divano, dallo smartphone. Se la pagina impiega sei secondi ad aprirsi o se il testo va ingrandito con le dita, la persona torna indietro e apre lo studio successivo.

E deve essere aggiornato. Un sito legale con l'ultima notizia del 2019, un recapito che non esiste più o un riferimento a una norma nel frattempo cambiata comunica esattamente il contrario di quello che serve a un avvocato: che le cose, da te, restano ferme.

Non serve un sito grande. Il minimo che funziona è: una home che dice chi sei, di cosa ti occupi e dove; una pagina per ciascuna delle tue due o tre aree principali; il profilo professionale; le domande frequenti; una pagina contatti con indirizzo, telefono, come si prenota il primo appuntamento e cosa aspettarsi. Poi si cresce nel tempo, una pagina alla volta, seguendo le domande che ti fanno davvero.

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