Sito per agenzia immobiliare: pubblica gli annunci e ricevi solo contatti seri
Ci sono due persone che cercano la tua agenzia online, e hanno bisogni opposti. La prima vuole comprare. Quella la trovi già: sta su Immobiliare.it, su Idealist
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Analizza gratisCi sono due persone che cercano la tua agenzia online, e hanno bisogni opposti.
La prima vuole comprare. Quella la trovi già: sta su Immobiliare.it, su Idealista, su Casa.it, e guarda dieci annunci alla volta senza sapere di quale agenzia siano. La seconda ha una casa da vendere e sta decidendo a chi affidarla. Quella persona non è sui portali. Sta cercando te, per nome, dopo aver visto il cartello sul balcone del vicino o dopo che glielo ha detto la cognata.
E qui succede il fatto che decide se il sito ti serve o no: se cercandoti trova solo una pagina Facebook ferma a marzo e la scheda su un portale identica a quella di altre quindici agenzie, la tua candidatura all'incarico è già indebolita prima del primo appuntamento.
Gli acquirenti te li portano i portali. Gli incarichi no. Ed è sugli incarichi che si regge un'agenzia.
"Ho già i portali, il sito mi serve davvero?"
È l'obiezione più onesta del settore, e merita una risposta onesta: il sito non sostituisce i portali. Chi ti dice il contrario ti sta vendendo qualcosa. I portali hanno un traffico che nessun sito di agenzia locale replicherà mai, e per la domanda "chi vuole comprare" restano il canale principale.
Il sito fa tre cose che i portali, per come sono fatti, non possono fare.
1. Ti fa scegliere da chi ha una casa da vendere. Sul portale il tuo annuncio compete con gli altri sul prezzo dell'immobile. Sul tuo sito competi su come lavori: cosa fai per vendere una casa, in quanto tempo, con quali strumenti, chi sei. È l'unico posto dove puoi rispondere alla domanda "perché dovrei dare l'incarico a voi e non all'agenzia sotto casa".
2. Non ti mette accanto ai tuoi concorrenti. Sul portale, sotto il tuo annuncio, ce ne sono altri quattro simili di altre agenzie. Sul tuo sito no.
3. È tuo. I canoni dei portali si pagano ogni mese e il giorno che smetti sparisci. Un sito che ranka su "agenzia immobiliare + il tuo comune" continua a portarti contatti anche il mese in cui hai tagliato le spese.
Il modo giusto di vederla: i portali sono l'affitto di una vetrina in centro, il sito è il negozio di proprietà. Servono tutti e due, e chi ha solo l'affitto è più fragile.
La pagina che porta incarichi (quella che quasi nessuno fa)
Guarda il sito di dieci agenzie immobiliari della tua provincia. Nove hanno l'homepage piena di annunci, il "chi siamo" con la storia dal 1998, e nessuna pagina dedicata a chi vuole vendere.
È lo spazio vuoto più grande del settore. La pagina "Vuoi vendere casa?" dovrebbe rispondere alle domande che un proprietario si fa davvero, e che nessuno gli scrive:
- Quanto vale la mia casa? Offri una valutazione gratuita, in loco, senza impegno — e spiega su cosa la basi (compravendite reali della zona, non il prezzo che spera il vicino).
- Quanto tempo ci vuole? Un tempo medio onesto sulla tua zona vale più di "vendiamo in tempi rapidi".
- Cosa fate esattamente? Servizio fotografico, planimetria, pubblicazione sui portali, visite accompagnate e filtrate, gestione delle proposte, assistenza fino al rogito, controllo dei documenti e delle conformità. Elencato. Chi non lo scrive lascia credere che il lavoro sia "mettere un annuncio".
- Quanto costa e quando si paga? Non serve pubblicare il tuo tariffario. Serve dire con chiarezza che la provvigione si paga a vendita conclusa. È la paura numero uno di chi non si è mai affidato a un'agenzia.
- Cosa mi serve per iniziare? Visura, planimetria, APE, atto di provenienza. Un elenco pratico fa sembrare la cosa fattibile invece che complicata.
Una pagina così, con un modulo semplice per la valutazione, lavora tutte le notti. Il proprietario che alle 23 sta valutando se provare a vendere da solo è esattamente il contatto che vuoi.
La scheda immobile che filtra i curiosi
L'altra metà della richiesta: ricevere contatti seri, non venti telefonate da persone che poi scoprono che il quarto piano è senza ascensore.
Il filtro non si mette dopo, nel modulo. Si mette dentro la scheda. Un annuncio completo scoraggia chi non è in target e convince chi lo è. Un annuncio vago attira tutti e ti brucia i pomeriggi.
Cosa deve esserci sempre:
- prezzo, scritto. "Trattativa riservata" su un bilocale di provincia non crea desiderio, crea sospetto e fa perdere i contatti buoni;
- spese condominiali indicative e presenza dell'ascensore: sono le due domande che arrivano al telefono nel 90% dei casi. Scritte, si risparmiano venti telefonate;
- piano, metratura reale, stato dell'immobile (abitabile, da rinfrescare, da ristrutturare) senza eufemismi: "da ristrutturare" scritto onestamente ti porta chi cerca proprio quello;
- classe energetica e indice di prestazione energetica — che oltre a essere informazione utile è un obbligo di legge, e ne parliamo tra poco;
- zona sì, indirizzo civico no — la zona serve per farsi trovare, il civico esatto è un rischio inutile per chi ci abita ancora;
- foto vere, tante, con la luce giusta, e nessuna foto dell'immobile vuoto scattata di sera col grandangolo storto. Se fai fare il servizio fotografico, mostralo: è metà del valore che vendi al proprietario;
- planimetria schematica dei locali, ridisegnata. Comoda per chi guarda, e ti evita di far circolare documenti catastali il cui rilascio è riservato agli aventi diritto.
E poi la cosa che manca quasi ovunque: un contatto diretto sulla scheda, con il nome della persona che segue quell'immobile. Non "info@". Un nome e un volto fanno alzare il telefono a chi è indeciso.
Il modulo: tre domande, non quindici
Il modulo di richiesta informazioni è dove si decide la qualità del contatto. Due errori opposti, entrambi costosi.
Il primo è il modulo nudo: nome, email, messaggio. Arriva "Buongiorno, informazioni." e ricominci da zero.
Il secondo è il questionario: quindici campi, reddito, budget, professione. Non lo compila nessuno.
La via di mezzo che funziona sono tre domande brevi, oltre a nome e telefono:
1. Quando vorresti visitarlo? (subito / nelle prossime settimane / sto solo guardando)
2. Hai già valutato un mutuo? (sì / no / pago in contanti)
3. Devi prima vendere la casa in cui vivi? (sì / no)
Sono tre righe. Chi le compila ti sta dando l'ordine con cui richiamare le persone la mattina dopo, e la terza domanda in particolare ti segnala un potenziale incarico in entrata travestito da richiesta di acquisto: chi deve vendere per comprare è il cliente più prezioso che esista, e quasi nessuno glielo chiede.
Aggiungi il pulsante WhatsApp accanto al modulo. Nell'immobiliare gran parte delle prime richieste arriva da lì, e chi non ti scrive su WhatsApp spesso non ti scrive proprio.
I vincoli del settore: cosa deve esserci per legge
Qui l'immobiliare ha regole sue, e un sito fatto senza tenerne conto non è solo brutto: può costare una sanzione.
La classe energetica negli annunci. La normativa sull'efficienza energetica in edilizia (D.Lgs. 192/2005 e successive modifiche) prevede che gli annunci commerciali di vendita e di locazione riportino l'indice di prestazione energetica e la classe energetica dell'immobile. Vale per gli annunci sui portali e per quelli sul tuo sito, che sono annunci commerciali a tutti gli effetti. È previsto un impianto sanzionatorio a carico del responsabile dell'annuncio. In pratica: se il tuo sito pubblica schede immobile, quei due campi devono essere previsti dal sistema e compilati, non lasciati opzionali.
I dati identificativi dell'impresa. Il sito di un'agenzia deve dire chi c'è dietro: denominazione, sede, partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese con numero REA e gli estremi che ti qualificano come mediatore abilitato. Non è burocrazia inutile — è esattamente ciò che un proprietario diffidente cerca prima di firmare un incarico, ed è ciò che ti distingue da chi fa il procacciatore senza titoli.
I dati delle persone che ti scrivono. Nome, telefono, budget, situazione abitativa: un modulo immobiliare raccoglie parecchio. Servono un'informativa privacy scritta per la tua agenzia, il consenso raccolto correttamente, il sito in HTTPS e una casella gestita davvero. Se poi usi quei contatti per mandare le nuove proposte, il consenso a essere ricontattato per fini commerciali va chiesto a parte e in modo esplicito.
Le foto e gli immobili altrui. Pubblichi la casa di qualcun altro: l'incarico scritto viene prima dell'annuncio, sempre. E le foto fatte dal fotografo hanno un autore: mettere in chiaro nel contratto che puoi usarle sul sito evita discussioni.
Su come si applicano nel tuo caso specifico, l'indicazione affidabile è quella del tuo consulente e della tua associazione di categoria: le regole cambiano e questo non è un parere legale. Quello che possiamo dirti è che un sito che ignora questi punti va rifatto, e rifarlo costa più che farlo bene.
Il problema pratico: inserire tutto due volte
L'obiezione che arriva subito dopo, ed è giustissima: "e poi devo caricare ogni immobile sul portale e sul sito?"
No. Se già usi un gestionale immobiliare, il sito può prendere gli annunci da lì: carichi una volta e l'immobile compare dove deve, con le foto e i dati allineati. Se il gestionale non ce l'hai, il sito stesso può fare da archivio e alimentare i portali.
È una domanda da fare prima di far realizzare il sito, non dopo. Un sito immobiliare in cui gli annunci si aggiornano a mano viene abbandonato in tre mesi, e un sito con immobili venduti sei mesi fa ancora in vetrina fa più danni che non averlo.
Cinque controlli che puoi fare adesso
Dal tuo telefono, con la connessione dati e non con il wi-fi dell'ufficio:
1. Cerca "agenzia immobiliare" e il tuo comune. Ci sei nei primi risultati e nella mappa? Con recensioni e orari giusti?
2. Cerca il nome della tua agenzia. Cosa esce per primo: il tuo sito, o la scheda di un portale?
3. Apri il tuo sito e conta i secondi. Se dopo tre non hai visto niente, gran parte dei visitatori se n'è già andata.
4. Cerca sul sito la pagina per chi vuole vendere. C'è? Si trova dall'homepage senza cercarla?
5. Guarda gli ultimi annunci pubblicati. Sono aggiornati? Ci sono ancora immobili già venduti? La classe energetica c'è su tutti?
Se tre di questi cinque punti ti danno fastidio, il sito ti sta costando incarichi ogni mese — e non te ne accorgi, perché il proprietario che ha scelto un'altra agenzia non ti chiama per dirtelo.
Il controllo gratuito, se vuoi partire dai dati
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Non è un preventivo mascherato: è una diagnosi. Poi decidi tu se il sito che hai va sistemato, rifatto, o se va benissimo così.
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