Fai l'idraulico, l'elettricista, l'imbianchino. Oppure sei un'estetista che va a domicilio, un fotografo, un giardiniere, un tecnico di caldaie, un'insegnante di ripetizioni. Il tuo lavoro lo fai a casa dei clienti, e la «sede» è casa tua: lì c'è la partita IVA, lì arriva la posta, lì parcheggi il furgone la sera.
E qui nasce un dubbio che quasi tutti risolvono male. Su Google vorresti esserci, perché è lì che ti cercano quando si rompe qualcosa. Ma non vuoi che il tuo indirizzo di casa compaia sulla mappa, con il pin sul tuo cancello, visibile a chiunque. Così succede una di queste tre cose: non apri proprio la scheda, oppure la apri con l'indirizzo di casa in bella vista perché «non c'era altro modo», oppure metti l'indirizzo di un parente, di un magazzino o di un ufficio che non usi.
Nessuna delle tre è quella giusta. Google ha previsto da tempo il caso di chi lavora dal cliente, e lo gestisce in modo preciso: l'indirizzo lo dai a Google, ma ai clienti non lo mostri. Al suo posto mostri le zone in cui lavori. Questa guida ti spiega come si fa, cosa cambia per la tua visibilità e quali errori ti fanno rischiare la scheda.
Prima di tutto: in quale caso sei?
Google divide le attività in tre gruppi, e la scelta giusta dipende solo da una domanda: i clienti vengono da te, o vai tu da loro?
Vai tu dai clienti, e a casa tua non ricevi nessuno. È il caso dell'idraulico, dell'elettricista, del giardiniere, dell'estetista a domicilio, del tecnico che fa assistenza. Qui l'indirizzo non va mostrato. Non è una gentilezza per la tua privacy: è proprio la regola. Google chiede di nascondere l'indirizzo a chi non accoglie clienti in quel luogo, e mostrarlo comunque è uno dei motivi per cui una scheda può essere sospesa.
I clienti vengono da te, e tu non ti sposti. Il negozio, il bar, lo studio, il laboratorio aperto al pubblico. Qui l'indirizzo si mostra, e il pin sulla mappa è la cosa più importante della scheda.
Fai tutte e due le cose. Hai un laboratorio dove i clienti portano gli oggetti da riparare, ma vai anche a domicilio. Oppure ricevi in uno studio due giorni a settimana e il resto del tempo lavori fuori. Qui puoi mostrare l'indirizzo e indicare le zone in cui ti sposti. Attenzione però: vale solo se in quel posto i clienti li ricevi davvero, con qualcuno presente negli orari che dichiari.
Un caso particolare che crea molti dubbi: ricevi i clienti a casa tua. Un'estetista con una stanza attrezzata in casa, un fotografo con un piccolo studio nel seminterrato, un sarto. In questo caso l'indirizzo di casa può stare sulla scheda, perché è davvero il posto dove i clienti vengono. Se però non vuoi che sia pubblico, l'alternativa è smettere di ricevere lì e lavorare solo a domicilio. Non esiste la via di mezzo «ricevo a casa ma l'indirizzo non lo mostro e i clienti lo scoprono dopo»: per Google o sei un posto dove si va, o non lo sei.
Cosa vede il cliente quando l'indirizzo è nascosto
Quando nascondi l'indirizzo, la tua scheda non sparisce. Cambia aspetto.
Al posto del pin su una via precisa, Google mostra una zona colorata sulla mappa, che corrisponde alle aree che hai indicato. Nella scheda, dove di solito c'è l'indirizzo, compare la scritta che indica dove presti servizio. Tutto il resto rimane uguale: il nome, il telefono, gli orari, le foto, le recensioni, il pulsante per chiamarti.
Per chi ti cerca, questo non è un difetto. Chi ha un tubo che perde non ha bisogno di sapere dove abiti: ha bisogno di sapere che arrivi nel suo comune, che rispondi al telefono e che altri clienti sono rimasti contenti. Anzi, una zona chiara («Augusta, Siracusa, Melilli, Priolo») risponde alla domanda che si fa davvero: viene fino a qui?
Il tuo indirizzo rimane registrato da Google, e serve a due cose che il cliente non vede: verificare che la tua attività esiste davvero, e capire da dove parti.
Come si nasconde l'indirizzo e si indicano le zone
I nomi esatti dei menu di Google cambiano spesso, quindi ti do il percorso a parole invece delle voci precise.
1. Entra nella gestione della scheda dal tuo account Google (cercando il nome della tua attività su Google mentre sei collegato con l'account che la gestisce, compare il pannello per modificarla).
2. Apri la parte sulla posizione, quella dove c'è l'indirizzo.
3. Togli l'indirizzo visibile ai clienti. In genere c'è un'opzione per non mostrarlo, oppure si cancella il campo dell'indirizzo pubblico. Google lo tiene comunque memorizzato per sé.
4. Aggiungi l'area servita. Scrivi i comuni, le città o le zone in cui lavori. Google ti propone i nomi mentre scrivi: sceglili dall'elenco, non inventarli.
5. Salva e controlla. Le modifiche possono restare in revisione per qualche giorno. Poi cerca il nome della tua attività dal telefono, non collegato al tuo account, e guarda cosa compare.
Se stai aprendo la scheda per la prima volta, la domanda arriva durante la creazione: Google ti chiede se hai un luogo che i clienti possono visitare. Se rispondi di no, ti chiede subito le zone in cui lavori. Il resto della creazione segue gli stessi passi della guida per creare la scheda Google da zero.
Quante zone mettere, e quali
Qui si sbaglia per eccesso. L'istinto è scrivere tutto: la provincia intera, le province vicine, «tutta la Sicilia». Non serve, e ti fa sembrare meno credibile.
Google ti lascia indicare fino a venti zone, e raccomanda di non andare oltre circa due ore di macchina dal punto da cui parti. Ma il numero giusto per te è quello delle zone in cui vai davvero, volentieri, anche per un lavoro piccolo. Se per andare in un certo comune chiedi un'uscita che nessuno accetta, quel comune non è una tua zona.
Meglio otto comuni veri che venti per riempire. Il cliente che legge il suo comune nell'elenco ti chiama tranquillo; quello che lo trova e poi si sente dire «lì non vengo» ti lascia una recensione che non ti serve.
La cosa che nessuno ti dice: le zone non ti fanno comparire ovunque
Questo è il punto in cui le aspettative si scontrano con la realtà, e conviene saperlo prima.
Indicare venti comuni non significa comparire nei risultati di tutti e venti. Le zone dicono a Google dove lavori, e servono al cliente per capire se arrivi da lui. Ma quando qualcuno cerca «elettricista» dal telefono, Google continua a dare molto peso alla distanza tra chi cerca e il punto da cui parti tu, anche se quel punto è nascosto.
In pratica: se abiti ad Augusta, sarai forte ad Augusta e nei dintorni. A Siracusa, dove ci sono decine di elettricisti con la sede in città, la scheda da sola fa molta più fatica, anche se Siracusa è nella tua lista.
Questo non è un motivo per mettere un indirizzo finto più vicino al centro. È un motivo per lavorare su altre due cose, che invece funzionano.
Le recensioni che nominano i posti. Quando un cliente di Siracusa scrive «è venuto in giornata a Siracusa per un guasto all'impianto», sta dicendo a Google e agli altri clienti che lì ci lavori davvero. Non puoi dettare le recensioni, ma puoi chiedere al cliente di raccontare com'è andata, e di solito il posto lo nomina da solo.
Un sito che dice, comune per comune, dove vai. La scheda ha spazio per un elenco di zone; il sito ha spazio per spiegarle. Una pagina che dice «interveniamo a Siracusa, Priolo e Floridia, in giornata per le urgenze», con qualche foto di lavori fatti in quei posti, è ciò che ti fa trovare quando qualcuno cerca «idraulico Siracusa» e la mappa non ti mostra. Ne abbiamo parlato nel dettaglio in come deve essere il sito di un idraulico o di un elettricista, e vale per qualunque mestiere che si fa a domicilio.
Gli errori che fanno rischiare la scheda
Questi sono i casi che vediamo più spesso, quasi sempre fatti in buona fede.
Mostrare l'indirizzo di casa «perché tanto è la sede». La sede legale e il luogo dove ricevi i clienti sono due cose diverse. Per la scheda conta solo la seconda. Se nessun cliente entra mai da quella porta, l'indirizzo non va mostrato, anche se è quello scritto sulla visura.
Usare l'indirizzo di qualcun altro. Il negozio del cognato, l'ufficio del commercialista, il magazzino di un amico. Funziona finché qualcuno non va lì a cercarti, o finché Google non chiede di verificare. A quel punto la scheda può essere sospesa, e recuperarla è molto più lungo che farla bene dall'inizio.
Prendere un ufficio virtuale o una casella postale. Un indirizzo dove non c'è nessuno, o dove c'è solo un servizio di ricezione posta, non è un luogo dove i clienti possono essere accolti. Per Google non conta come sede, e usarlo è un rischio concreto.
Aprire una scheda per ogni comune in cui lavori. È la tentazione più forte per chi vuole comparire ovunque. Ma una scheda va legata a un posto reale dove l'attività esiste: tante schede senza una sede vera dietro vengono trattate come un tentativo di imbrogliare i risultati, e rischiano di essere tolte tutte insieme.
Cambiare idea a metà. Mostri l'indirizzo, poi lo togli, poi lo rimetti. Ogni cambio passa da una revisione e a volte da una nuova verifica. Decidi una volta, in base a come lavori davvero, e lascia stare.
E la verifica, se l'indirizzo non si vede?
Google deve comunque accertarsi che la tua attività esiste. Lo fa con l'indirizzo che gli hai dato, anche se non è pubblico. Il modo cambia nel tempo e da attività ad attività: a volte una cartolina con un codice, più spesso oggi una breve registrazione video in cui mostri il furgone con la scritta, gli attrezzi, un documento dell'attività, il posto da cui parti.
Per chi lavora a domicilio il video è spesso più semplice di quanto sembri: non serve una vetrina, serve far vedere che l'attività c'è. Un furgone con il nome dell'attività, i materiali, un preventivo o una fattura con il nome e la partita IVA. Prepara queste cose prima di iniziare, e fai il video con calma, di giorno.
Sul sito, cosa scrivere dell'indirizzo
Se hai anche un sito, il dubbio si ripresenta: anche lì vorresti non mettere l'indirizzo di casa.
Due cose da tenere separate. La prima è cosa devi scrivere per legge: la partita IVA va indicata sul sito, e a seconda della forma della tua attività possono servire anche altri dati. Su questo il riferimento è il tuo commercialista, che sa come sei registrato. La seconda è cosa serve al cliente, ed è molto più semplice: il telefono ben visibile, un modo per scriverti, e l'elenco chiaro delle zone in cui lavori.
Quello che conta è che i dati non si contraddicano. Il nome dell'attività e il telefono devono essere identici sulla scheda, sul sito, sulla pagina Facebook e negli elenchi online. Se sulla scheda hai nascosto l'indirizzo, non andare a pubblicarlo in evidenza su tutti gli altri siti come se fosse un negozio: manda segnali che si contraddicono. Il perché lo spieghiamo in perché nome, indirizzo e telefono devono essere identici ovunque.
Se oggi la tua scheda mostra l'indirizzo di casa
Non serve fare niente di drastico, e non serve cancellare la scheda: perderesti le recensioni. Basta correggerla.
Entra nella gestione, nascondi l'indirizzo, aggiungi le zone in cui lavori davvero e salva. Le recensioni, le foto e lo storico restano dove sono. Nei giorni successivi controlla dal telefono di qualcun altro che la scheda mostri la zona e non più il pin sul tuo cancello. Se la modifica resta in revisione a lungo, non rifarla più volte: ogni nuovo invio rimette in coda la richiesta.
Se invece la scheda proprio non compare quando cerchi il tuo nome, il problema è un altro, e le cause più comuni le trovi in perché la tua attività non compare su Google Maps.
Cosa fare questa settimana
Prendi il telefono, scollegati dal tuo account Google o chiedilo a un familiare, e cerca il nome della tua attività. Guarda tre cose: se compare il tuo indirizzo di casa, se le zone mostrate sono quelle dove vai davvero, e se il telefono è quello che usi oggi.
Se l'indirizzo di casa è visibile e a casa non ricevi clienti, correggilo. Se le zone sono troppe o troppo poche, sistemale. E se ti accorgi che la scheda c'è ma il sito non dice da nessuna parte in quali comuni lavori, hai trovato il motivo per cui fuori dal tuo paese non ti trova nessuno.
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