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Google Maps porta i clienti nel posto sbagliato: come spostare il pin

Il pin sulla mappa e l'indirizzo sono due dati diversi: se il punto è fuori posto i clienti non ti trovano. Come accorgertene e come spostarlo.

· di Vittorio Cipriano

Ci sono clienti che ti hanno cercato, ti hanno trovato, hanno premuto "Indicazioni stradali" e non sono mai arrivati. Non ti hanno chiamato per dirtelo. Hanno seguito il navigatore fino a una traversa che non è la tua, si sono guardati intorno, hanno pensato "avrà chiuso" e sono andati da un altro.

È il tipo di perdita che non lascia traccia da nessuna parte. Non compare nelle statistiche della scheda, che anzi ti danno ragione: le richieste di indicazioni stradali salgono, i clic ci sono. Non compare nel registro delle chiamate, perché chi si è perso di solito non telefona. Non te lo dice nessuno, perché il cliente che ha girato a vuoto dieci minuti non torna indietro per spiegarti dov'era il problema.

Il punto rosso che Google mette sulla mappa — il pin — è un dato separato dall'indirizzo scritto sulla tua scheda. Sono due cose diverse che vivono in due campi diversi. L'indirizzo può essere perfetto, via e numero civico giusti, e il pin può stare duecento metri più in là, sul retro dell'isolato, dall'altra parte di una strada a senso unico o in mezzo a un campo. Chi legge la scheda vede l'indirizzo corretto e si fida. Chi preme "Indicazioni" segue il pin.

Come capire in tre minuti se il tuo pin è nel posto giusto

Non fidarti di come vedi la tua scheda dal tuo telefono, in negozio, connesso alla tua rete: Google sa dove sei e ti mostra un risultato addomesticato. Serve guardarla da fuori.

Apri Google Maps da un telefono che non sia il tuo, o da una finestra di navigazione anonima, e cerca il nome della tua attività. Se non sai bene da dove partire, abbiamo spiegato altrove come controllare in cinque minuti cosa dice Google della tua attività. Quando compare la scheda, non guardare l'indirizzo scritto: guarda dove cade il punto rosso sulla mappa. Allarga con due dita fino a distinguere i singoli edifici. Quel punto è sul tuo ingresso, o è sul palazzo accanto?

Poi fai la prova che conta davvero, quella che nessuno fa: premi "Indicazioni stradali" partendo da un posto qualsiasi in paese e guarda dove finisce il percorso, non dove dice di andare. Il navigatore non ti porta all'indirizzo scritto. Ti porta al pin. Se la linea blu termina su una traversa diversa dalla tua, hai appena visto con i tuoi occhi quello che vede il cliente.

C'è una terza verifica che vale per chi sta in una via lunga o in una zona con numerazione confusa: passa a Street View trascinando l'omino sul punto e controlla che l'immagine mostri la tua vetrina e non quella di qualcun altro. È lo stesso controllo che si fa per smascherare chi si registra a un indirizzo che non gli appartiene, e funziona altrettanto bene per accorgersi che il proprio è finito fuori posto.

Perché il pin si sposta anche se tu non hai toccato niente

Vale la pena sapere da dove arriva l'errore, perché cambia il modo di risolverlo.

Un pin fuori posto è una cosa diversa dal non comparire affatto, e va distinta: se il problema è che la tua attività proprio non si vede nei risultati, le cause sono altre e le abbiamo raccolte in sette motivi per cui un'attività non compare su Google Maps. Qui parliamo del caso opposto: ti vedono, ti scelgono, e non ti raggiungono.

Il caso più comune è che il pin non sia mai stato messo da nessuno. Quando crei la scheda scrivendo solo l'indirizzo, Google lo interpreta e piazza il punto dove calcola che sia il civico. In un centro storico con numerazione irregolare, in una zona artigianale con capannoni senza numero, o in una via lunga dove i numeri saltano, quel calcolo sbaglia di frequente. Non c'è stato un errore: c'è stata una stima, e la stima era approssimativa.

Il secondo caso riguarda chi sta in un condominio, in una galleria, in un centro commerciale o in un cortile interno. Il pin viene agganciato al fabbricato, e il fabbricato ha un solo punto centrale. Se il tuo ingresso è sul lato opposto rispetto a quello che Google considera fronte strada, il cliente arriva a un portone chiuso con dieci citofoni e non trova il tuo nome.

Il terzo è quello che sorprende i titolari: qualcun altro può spostarlo. Le posizioni sulle mappe si possono correggere dall'esterno, e le correzioni proposte da utenti o generate automaticamente possono entrare in vigore senza che tu riceva una notifica che guardi davvero. È lo stesso meccanismo per cui un'attività può ritrovarsi segnata come chiusa senza aver deciso niente. Se il pin era giusto e oggi non lo è più, non stai impazzendo.

C'è infine il caso di chi ha cambiato sede. L'indirizzo si aggiorna subito perché lo scrivi tu; il pin a volte resta ancorato al vecchio fabbricato per settimane. Chi trasloca dovrebbe verificare il punto sulla mappa a parte, qualche giorno dopo, invece di dare per scontato che sia seguito.

Come si sposta, passo per passo

L'operazione è gratuita, la fai da solo e non richiede nessuno strumento. Serve però essere sul posto, o almeno sapere esattamente dove cade il tuo ingresso.

Entra nella gestione della tua scheda Google, dal telefono o dal computer, con l'account che la controlla. Apri la sezione dell'indirizzo, quella dove sono scritti via e numero civico. Lì dentro, insieme ai campi di testo, trovi una mappa con il punto: è quello l'elemento da modificare, e si modifica trascinandolo.

Ingrandisci il più possibile prima di trascinare. Questo è il passaggio che le persone saltano, ed è quello che determina se l'operazione funziona: se sposti il punto guardando la mappa a bassa risoluzione lo metti "più o meno lì", e più o meno lì è esattamente il problema che stai cercando di risolvere. Ingrandisci fino a vedere i marciapiedi, poi posiziona il punto sulla porta da cui entra il cliente, non al centro dell'edificio e non sul parcheggio.

Se hai un ingresso diverso per il pubblico e per le consegne, il pin va sull'ingresso del pubblico. Se stai dentro una galleria, mettilo sull'accesso alla galleria dalla strada, non sulla tua vetrina interna: il navigatore deve portare la persona dove può fermarsi con l'auto, il resto lo fa a piedi.

Salva, e aspetta. La modifica passa da un controllo e può metterci da qualche ora a qualche giorno. In questo periodo non toccarla di nuovo: ripetere la modifica più volte rallenta l'approvazione invece di accelerarla, e un profilo che cambia dati di continuo attira più controlli, con il rischio concreto di finire sospeso per eccesso di zelo.

Dopo qualche giorno rifai la prova delle indicazioni stradali da un telefono esterno. È l'unica verifica che conta: non "ho salvato", ma "il percorso adesso finisce davanti alla mia porta".

Le tre cose che rendono il pin inutile anche quando è giusto

Sistemare il punto risolve metà del problema. L'altra metà è rendere riconoscibile il posto quando il cliente ci arriva, e questa parte dipende interamente da te.

Scrivi nell'indirizzo i riferimenti che il navigatore non conosce. Il campo dell'indirizzo ha una riga aggiuntiva che quasi nessuno compila: è lì che va "interno 3, cortile a destra dopo il cancello verde" o "primo piano, sopra la farmacia". Il navigatore porta alla via; questa riga porta alla porta. Per chi sta in una palazzina senza insegna visibile è la differenza tra un cliente che entra e un cliente che rinuncia.

Metti una foto dell'esterno. Non la vetrina in primo piano fatta bene: una foto del tuo ingresso ripreso dalla strada, come lo vede chi arriva a piedi o rallenta in macchina, con accanto quello che c'è davvero intorno. È il riferimento visivo che permette di dire "ecco, è quello". Le foto della scheda hanno anche altri effetti utili, e su come aggiungerle e quali scegliere c'è una guida a parte, ma questa specifica foto serve a una cosa sola: farsi trovare fisicamente.

Tieni l'indirizzo identico ovunque. Se sul sito c'è scritto "Via Roma 12", sulla pagina social "Via Roma 12/A" e sulla scheda "Via Roma 12 int. A", stai dando a Google tre versioni della stessa verità. Quando le versioni discordano, il sistema sceglie quale ritiene più affidabile, e non sempre sceglie la tua. La coerenza dei dati tra le varie piattaforme non è un dettaglio formale: è quello che tiene fermo il punto sulla mappa una volta che l'hai messo al posto giusto.

Una cosa da non fare

C'è la tentazione di spostare il pin dove conviene invece che dove sei: verso il centro del paese, vicino alla piazza, in una zona più cercata. Sembra un piccolo aggiustamento e invece è la stessa violazione per cui si può segnalare un concorrente che dichiara una sede che non ha. Funziona per un po' e poi produce due danni insieme: la scheda viene sospesa, e nel frattempo hai mandato persone reali in un posto dove non ci sei. Un cliente che si perde perché il pin è impreciso torna, semmai, chiamando. Un cliente che si perde perché l'hai mandato deliberatamente altrove non torna.

Cosa fare questa settimana

Prendi il telefono di qualcun altro, cerca la tua attività, premi "Indicazioni stradali" e guarda dove finisce la linea. Sono tre minuti. Se il percorso termina davanti alla tua porta, hai una cosa in meno di cui preoccuparti e lo sai per certo invece di sperarlo. Se finisce da un'altra parte, ora sai qual è il campo da correggere e in che ordine muoverti: prima il punto sulla mappa, poi la riga dei riferimenti, poi la foto dell'ingresso.

È il tipo di problema che sta fermo per anni finché qualcuno non lo guarda, perché non fa rumore e non si presenta mai come un problema: si presenta come una giornata un po' fiacca, ripetuta molte volte.

Se vuoi che a guardare la tua scheda e il modo in cui i clienti ti trovano sia qualcuno da fuori, in PCM Pubblicità facciamo un Audit Express della presenza online: controlliamo com'è messa la tua attività su Google e ti diciamo cosa sistemare per primo, in ordine di quanto ti sta costando.

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