Cerchi il tuo mestiere e il tuo paese su Google, come farebbe un cliente. Sopra di te, nei primi tre risultati della mappa, c'è una ditta che si chiama "Elettricista Augusta Melilli Priolo Pronto Intervento 24h". Tu ti chiami "Impianti Rossi", perché è il nome che hai sull'insegna da diciotto anni e sul furgone. Lui ha due recensioni, tu ne hai quarantuno. Lui ha aperto l'anno scorso, tu nel 2008.
E sta sopra di te.
Non è sfortuna e non è un algoritmo impazzito. È una cosa precisa, che ha un nome e — cosa che quasi nessuno sa — ha anche una procedura per essere corretta.
Perché quel nome funziona davvero
Vale la pena dirlo subito, perché la tentazione è liquidarlo come una furbata da poco: quel nome funziona. Non è solo fastidioso da vedere, sposta davvero i risultati.
Quando Google decide chi mettere nei tre riquadri della mappa, uno dei segnali che pesa di più è quanto la scheda sembra pertinente alla ricerca. E il campo "nome attività" viene letto alla lettera. Se un cliente scrive "elettricista Augusta" e c'è una scheda che contiene esattamente quelle due parole nel nome, quella scheda parte con un vantaggio che tu, chiamandoti "Impianti Rossi", non hai.
È il motivo per cui la scorciatoia esiste: perché rende. Almeno finché qualcuno non la segnala.
Prima di arrabbiarti: quel nome potrebbe essere in regola
Qui serve una distinzione che salta quasi sempre, e saltarla porta a segnalare a vuoto per mesi.
Ci sono attività che si chiamano davvero così. Esiste gente che ha registrato "Pronto Intervento Siracusa Srl" in camera di commercio, ce l'ha sulle fatture, sulla partita IVA e sulla porta. Quel nome, per quanto ti sembri costruito a tavolino, è il suo nome vero. Google non ha niente da correggere e la tua segnalazione verrà respinta.
La regola, detta semplice, è una sola: sulla scheda ci va il nome con cui l'attività si presenta nel mondo reale — insegna, biglietti da visita, documenti. Non il nome più il mestiere. Non il nome più i paesi che servi. Non il nome più "preventivi gratis".
Quindi la domanda giusta non è "quel nome mi dà fastidio?". È "quel nome corrisponde a qualcosa che esiste fuori da Google?".
I tre controlli che ti dicono se è irregolare
Sono tre, si fanno in un quarto d'ora e non serve nessuno strumento a pagamento.
Uno: guarda le foto della sua scheda. Apri il suo profilo e vai alle immagini, comprese quelle caricate dai clienti. Cerca l'insegna, la vetrina, il furgone, la targa sul citofono. Se sull'insegna c'è scritto "Bar Miramare" e sulla scheda c'è "Bar Miramare Colazioni Aperitivi Brucoli Augusta Siracusa", hai la prova in mano: il nome sulla scheda è gonfiato rispetto a quello reale. Fai uno screenshot, ti servirà.
Due: apri il suo sito, se ce l'ha. Guarda l'intestazione, il piè di pagina e la pagina contatti. Il nome che usa per presentarsi ai clienti è quello lungo o quello corto? Nove volte su dieci sul sito c'è il nome vero, perché lì non deve piacere a un algoritmo. Vale anche per la sua pagina Facebook.
Tre: controlla la ragione sociale. Le visure camerali di base si consultano online e per questo ti basta il nome dell'azienda o la partita IVA, che spesso trovi in fondo al suo stesso sito. Se la ragione sociale è "Rossi Mario Impianti" e sulla scheda c'è una filastrocca di paesi, la questione è chiusa.
Se almeno due controlli su tre dicono che il nome vero è un altro, la segnalazione ha basi solide. Se invece emerge che si chiama davvero così, lascia perdere e concentrati sulla parte finale di questo articolo, che è quella che ti fa guadagnare posizioni comunque.
Le due cose da non fare, mai
Non copiarlo. È la reazione istintiva: se lui ci mette le parole chiave, ce le metto anch'io e siamo pari. È il modo più rapido per farti del male. Un nome imbottito è una violazione delle linee guida, e quando Google se ne accorge non si limita a correggerlo: può sospenderti la scheda, e a quel punto sparisci del tutto mentre lui resta lì. Ci vogliono giorni o settimane per rimettere in piedi una scheda sospesa, e nel frattempo il telefono non squilla. Hai peggiorato la tua situazione senza toccare la sua.
Non lasciargli recensioni negative. Né tu, né tuo cugino, né il ragazzo che ti fa i social. Le recensioni lasciate da un concorrente sono rintracciabili più spesso di quanto si creda e sono una delle poche cose che, se vengono a galla, si ritorcono contro chi le ha scritte. Stai rivendicando il rispetto delle regole: non è il momento di violarne un'altra.
Come si segnala, passo per passo
La strada ordinaria è quella che Google mette a disposizione a chiunque, e sta proprio dentro la scheda del tuo concorrente.
Apri la sua scheda da Google Maps o dalla ricerca. Scorri fino alla voce che propone di suggerire una modifica — a seconda del dispositivo la trovi come "Suggerisci una modifica" o "Proponi modifica". Scegli di modificare le informazioni dell'attività: si apre lo stesso modulo che useresti per correggere un orario sbagliato.
Nel campo del nome, cancella la parte gonfiata e scrivi soltanto il nome reale, quello che hai visto sull'insegna o sulla visura. Non aggiungere niente di tuo, non scrivere commenti: è una correzione, non una denuncia. Poi invia.
Questa è la via principale ed è anche la più efficace, perché proponi a Google una correzione precisa invece di una lamentela generica. Se hai già un profilo Google verificato per la tua attività, fallo da lì: le proposte che arrivano da chi gestisce una scheda reale nella stessa zona tendono a essere prese più sul serio.
C'è poi una seconda strada, più formale, per i casi che non si risolvono: Google mette a disposizione un modulo per segnalare le violazioni delle linee guida sulle schede. È quello da usare se il nome torna gonfiato dopo che è stato corretto, o se oltre al nome c'è altro che non torna — un indirizzo che non esiste, una casella postale al posto di una sede, un ufficio virtuale con dieci attività registrate dentro.
Quasi sempre il nome è solo la punta
C'è una cosa che si scopre appena si guarda con attenzione: chi gonfia il nome raramente si ferma al nome. E le altre irregolarità sono più gravi e, paradossalmente, più facili da far rimuovere.
La più comune è l'indirizzo. Un'attività che serve mezza provincia ha spesso la tentazione di registrare una scheda in ogni paese, usando l'indirizzo di un parente, di un ufficio virtuale o di un capannone dove non riceve nessuno. Google è molto più severo su questo che sui nomi: una sede dichiarata dove non c'è nessuna presenza reale è motivo di rimozione, non di semplice correzione.
Come te ne accorgi, senza muoverti da casa: prendi l'indirizzo che ha sulla scheda e guardalo su Street View. Se dove dovrebbe esserci il suo negozio c'è un portone anonimo, un condominio o un capannone con un'altra insegna, hai trovato qualcosa di più pesante del nome. Un altro controllo che costa trenta secondi: cerca quello stesso indirizzo su Google e guarda quante attività diverse risultano registrate lì dentro. Se ne compaiono otto, è un indirizzo di comodo.
Se trovi questo, la segnalazione conviene farla sull'indirizzo e non sul nome — e conviene usare direttamente la seconda strada, quella del modulo sulle violazioni, allegando lo screenshot di Street View.
Cosa succede dopo (e cosa non succede)
Qui bisogna essere onesti, perché l'aspettativa sbagliata è il motivo per cui la gente molla.
Non succede niente subito. La modifica proposta viene valutata, e la valutazione può richiedere da qualche giorno a qualche settimana. Non ricevi una risposta motivata: al massimo una notifica che dice che la tua proposta è stata esaminata. A volte viene accolta in silenzio e te ne accorgi solo tornando sulla scheda.
Può anche essere respinta, e non significa per forza che avevi torto. Significa che a chi ha valutato non è arrivata abbastanza evidenza. In quel caso si ripropone dopo qualche settimana, e questa volta è utile che la proposta arrivi anche da qualcun altro che conosce l'attività: più segnalazioni indipendenti sullo stesso dato pesano più di una sola ripetuta dieci volte dallo stesso account.
E c'è il caso peggiore: il nome viene corretto e dopo un mese torna com'era, perché il titolare lo rimette. Succede. In quel caso la seconda strada, quella del modulo sulle violazioni, è l'unica che ha senso, perché a quel punto non è più un errore: è un comportamento ripetuto, e si segnala come tale.
Una cosa importante: non aspettarti che la correzione del nome lo faccia sparire dalla mappa. Se è una ditta vera, con clienti veri, resta. Quello che sparisce è il vantaggio che non gli spettava — e spesso basta quello per rimescolare le prime tre posizioni.
Intanto, la partita che dipende solo da te
Questa è la parte che conta di più, e la metto in fondo apposta: perché se leggi solo questa, hai comunque fatto il lavoro utile.
La segnalazione è fuori dal tuo controllo. Può funzionare fra tre settimane, può non funzionare. Nel frattempo ci sono tre cose che dipendono interamente da te e che pesano quanto o più del nome di un altro.
Il tuo nome, quello vero, va usato bene. L'errore opposto a quello del tuo concorrente è altrettanto diffuso: mettere sulla scheda la ragione sociale completa di sigla societaria quando in paese ti conoscono tutti come "Da Nino". Se la gente ti cerca per nome e quel nome non c'è scritto da nessuna parte, quelle ricerche le stai perdendo. Il nome sulla scheda dev'essere quello dell'insegna: non quello dell'atto costitutivo, non quello gonfiato.
La categoria è il campo che fa il lavoro che il concorrente cerca di fare col nome. È il punto che quasi tutti sottovalutano. Tu non devi mettere "elettricista" nel nome, perché hai un campo apposta per dire a Google che mestiere fai, e quel campo pesa. Se la categoria principale è sbagliata o generica, stai regalando terreno: scegliere la categoria giusta è il modo legittimo e più efficace di ottenere quello che lui sta rubacchiando col nome.
Le tue quarantuno recensioni sono un patrimonio, se le fai vedere. Una scheda con molte recensioni recenti e con le risposte del titolare sotto è più forte di una scheda con due recensioni e un nome furbo, a parità di tutto il resto. Se le tue sono ferme a due anni fa, il vantaggio te lo stai tenendo in tasca.
Se dopo aver sistemato queste tre cose lui è ancora davanti, allora il problema non è più il nome, ed è il caso di guardare tutto il quadro: perché un concorrente sta primo e tu no dipende da una manciata di fattori, e il nome è soltanto uno. Se invece il sintomo è che non compari proprio quando cercano nel tuo paese, la causa è quasi sempre un'altra e si trova in una lista corta.
Il punto in due righe
Il nome gonfiato del tuo concorrente è un vantaggio reale e non è in regola. Si segnala dalla sua stessa scheda, proponendo il nome vero; ci vuole pazienza e a volte due tentativi. Ma la partita vera la giochi sul tuo campo: nome giusto, categoria giusta, recensioni vive.
Se vuoi sapere come stai messo adesso — nome, categoria, recensioni, e chi ti sta davanti nel tuo paese — l'Audit Express di PCM parte esattamente da qui. Guardiamo la tua scheda e quella di chi ti precede, e ti diciamo in modo chiaro dove stai perdendo terreno e cosa si sistema per primo.